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WhatsApp, puoi usarlo come prova di un tradimento davanti al giudice? Cosa devi sapere per non farti fregare due volte

I tradimenti in Italia hanno percentuali altissime, ma non tutti sanno che anche per usare le chat come prova davanti al giudice per il divorzio bisogna usare delle strategie ben precise perché si potrebbe venire accusati di violazione della privacy.

WhatsApp (istock)

Nell’epoca dei social network è molto più facile che si inneschi il tradimento rispetto a prima. Viviamo in un’epoca dove fin da subito ci insegnano a consumare invece che costruire. Sui social c’è una vasta ‘possibilità di scelta’, tante persone con cui poter sostituire la persona che si ha accanto, e quando il gioco si fa duro si rompe il legame convinti di poter avere sempre dell’altro, il giocattolo più nuovo e performante.

È questa l’epoca in cui però i tradimenti sono anche più facili da scoprire perché qualsiasi segreto è sempre nascosto nello smartphone. C’è chi si affida a WhatsApp e chi invece si affida a Telegram, o chi alla chat di Instagram, insomma le possibilità sono tante. Ma cosa fare se si scopre che il proprio partner ci sta tradendo? Per quanto riguarda i fidanzamenti, si sa, una volta trovata la chat basta mettere la persona davanti al fatto scoperto, poi il resto vien da sé. Ma quando invece si tratta di matrimonio?

Perché la prima cosa che devi spiegare è come hai fatto a sapere che il coniuge chattava con un’altra persona: leggere di nascosto i suoi messaggi è violazione della privacy. A strappargli il telefono di mano, poi, si rischiano le accuse di violenza e di rapina. Il problema quindi è: cosa bisogna portare davanti al giudice per provare l’infedeltà via chat? I giudici hanno dato una risposta a questa domanda.

Cosa far vedere al giudice per incolpare il coniuge di aver utilizzato WhatsApp per un tradimento

WhatsApp (Istock)
WhatsApp (Istock)

Quindi, se un coniuge scopre che l’altro chatta con qualcuno su WhatsApp oppure su qualsiasi altro sistema di messaggistica con parole che lasciano trasparire desiderio, amore, sentimenti che vanno al di là dell’amicizia, se c’è anche uno scambio di autoscatti provocanti se non addirittura espliciti, anche l’infedeltà virtuale può costare l’addebito della separazione.

Soprattutto – dice la Cassazione – se commesso in maniera spudorata, chattando con l’altro o con l’altra accanto al proprio coniuge. Ad esempio, come si diceva prima, in salotto mentre si guarda insieme la tv. Il concetto secondo cui “oltre il danno c’è anche la beffa”, o per essere più espliciti “me la stai facendo sotto il naso”. Un’offesa nei modi, meritevole dell’addebito. L’addebito della separazione dopo l’infedeltà via WhatsApp comporta (per chi tradisce) il non poter chiedere l’assegno di mantenimento, nemmeno se fosse in condizioni economiche precarie e non il avere diritti sull’eredità dell’ex.

Secondo una sentenza del Tribunale di Ancona, non bastano gli screenshot delle conversazioni piccanti stampati su carta e portati all’attenzione del giudice: occorre mostrare direttamente il cellulare del coniuge che ha tradito. Bisogna però spiegare in sede come si è venuti a conoscenza di quelle chat sul cellulare del presunto traditore, considerando il fatto che guardare sul cellulare altrui è violazione della privacy.